Caffè e salute

Per molti decenni il caffè, il suo uso e abuso, e il suo componente principale, la caffeina, sono stati avvolti da un’aurea di miti ed affermazioni distorte che la letteratura medica più recente ha decisamente sconfessato, grazie a ricerche approfondite.

Caffè e tumori
Negli ultimi due decenni presso gli Stati Uniti sono stati svolti studi metodologicamente approfonditi e corretti che hanno eliminato le presunte ipotesi che il caffè potesse provocare l’insorgenza di tumori. Tra i tipi di cancro che vecchi preconcetti volevano fosse stimolato dalla bevanda, c’era quello del pancreas. Questa errata deduzione da parte di alcuni scienziati, fu legata ad una confusione metodologica: i pazienti presi in esame, erano già portatori di seri disturbi legati all’apparato gastrointestinale. Non solo. Studi recenti hanno invece dimostrato che il caffè ha un’azione protettiva del colon contro il tumore.

Caffè e cuore
Per quanto riguarda l’apparato cardiovascolare, la caffeina ha indubbiamente un effetto vasodilatatore ed esercita un’azione cardiotonica, che comporta un aumento della pressione appena percettibile e non rilevante a livello clinico, visto che il maggior lavoro del cuore è compensato dalla vasodilatazione che si verifica in altri distretti vascolari, quali reni e polmoni.
Le errate conclusioni a cui si era giunti in passato, riguardo alla responsabilità della caffeina in casi di ipertensione o di palpitazioni, sono da ricondurre al fatto che in questi campioni di popolazione presi in esame non erano state considerate altre variabili, quali le abitudini di vita, lo stress e il consumo di sigarette, tutti elementi presenti nei pazienti valutati.
Una risposta definitiva è arrivata con lo studio di un’equipe, capitanata dal dottor Lauretta A. Lynn (Hearth and Lung, luglio-agosto 1992) che afferma: “non sono stati trovati riscontri oggettivi che possano far pensare a una correlazione tra assunzione di caffè e sviluppo di affezioni coronariche”. In nessun caso il consumo di caffè si è rivelato un fattore di rischio, nemmeno il consumo di 4 o più tazze di caffè americano che contiene più caffeina rispetto al caffè di moka o a un espresso.

Caffè e osteoporosi
Studi recenti hanno dimostrato come non ci sia alcuna correlazione tra il consumo della bevanda e l’insorgenza di questa malattia

Reni e respiro
Nessuna modifica a livello del respiro, mentre chi beve caffè avverte più degli altri il bisogno di urinare.

Caffè e stomaco
Per il sistema digerente, l’effetto più eclatante svolto dal caffè è la produzione di secrezione acida da parte dello stomaco, che non risulta controproducente in un soggetto sano, anzi stimola la funzione digestiva. Per chi soffre invece di disturbi gastrointestinali (ulcera peptica, gastrite, ecc…), dovuti ad un’eccessiva secrezione gastrica, è consigliato di limitare il consumo di caffè, così come di altre bevande quali the, soft drink e birra. Nel caso del caffè, la secrezione gastrica, non è determinata soprattutto dalla caffeina, ma dalle sostanze che si sprigionano durante la torrefazione, da cui dipende anche la riduzione o la soppressione del senso di fame che si può verificare bevendo caffè a digiuno.

Occorre sottolineare che, in virtù del suo sapore amarognolo, la bevanda stimola la produzione di saliva, bile e la motilità intestinale, ovvero favorisce la digestione.

Caffè e gravidanza
Le donne non devono rinunciare al caffé durante il periodo dell’allattamento, perché è stato dimostrato che nel latte delle nutrici, la caffeina raggiunge il suo livello massimo dopo circa un’ora.
La sua concentrazione varia in base al tenore dei grassi nel latte e il lattante ne assorbe solo dallo 0,06 all’1,5%. Quindi un consumo moderato di caffè in caso di allattamento non è proibito.
La bevanda non provoca disturbi nemmeno durante la gestazione, come ha dimostrato uno studio su 12.208 donne incinte. (Linn et al.: No Association between Coffee Consumption and Adverse Outcomes of Pregnancy, N. Engl. J. Med. 306, 1982).

Caffè e dieta
Una tazzina di caffè, senza l’aggiunta né di latte né di zucchero, apporta al massimo due calorie, un valore del tutto trascurabile. Non a caso questa bevanda è stata classificata come "no nutritive dietary component", cioè non ricopre un ruolo significativo in termini di nutrienti ed energia.
Anzi, nel caso un soggetto volesse seguire una dieta dimagrante o ridurre l’assunzione di cibo, una tazzina di caffè aiuta ad allontanare la sensazione di fame. Inoltre, è stato dimostrato che bevendo tutti i giorni 3 o 4 tazzine di caffè, l’attività metabolica aumenta del 10% rispetto a quella di consumatori non abituali.

Caffè e colesterolo
Un possibile aumento del colesterolo a seguito dell’assunzione di caffè dipende dal modo in cui viene preparata la bevanda. Il cafeolo e il cafestolo, due composti presenti nella parte grassa del caffè, sono i responsabili di tale effetto, ma sono presenti in maggiori quantità solo in certi tipi di prodotto estratto. In particolare il caffè turco: 5 tazze, se assunte quotidianamente, porterebbe a un aumento del colesterolo di 13 milligrammi per decilitro. Il caffè bollito è quello che in assoluto contiene il maggiore quantitativo di cafeolo e cafestolo. Cinque tazze al giorno fanno salire il tasso di colesterolo di 19 milligrammi per decilitro. Al contrario, il filtrato, l’istantaneo, l’espresso e il caffè preparato con la moka non contengono assolutamente questi componenti o quest’ultimi sono presenti in parti talmente minime da non influire sul livello di colesterolo.

Caffè e invecchiamento
Grazie al suo forte potere antiossidante, il caffè è un alleato prezioso nella lotta contro i radicali liberi. Responsabile di questo effetto non sono soltanto i suoi componenti fenolici, ma anche la caffeina, come è stato dimostrato da uno studio condotto presso il Bhabha Atomic Research Centre di Bombay (India) e pubblicato su Biochimica et Biophysica Acta. I dati rilevati hanno dimostrato come il potere antiossidante della caffeina sia maggiore di quello della vitamina C.

Abuso e intolleranza
La dose massima di caffeina che si consiglia di non superare nel corso di una giornata, (soprattutto nel caso di soggetti ansiosi o in gravidanza) è di circa 600 mg, che è contenuta in circa 8 tazzine di caffè. In caso di abuso di caffè, si possono riscontrare, specialmente in soggetti sensibili, dei disturbi come irritabilità, sonno agitato e interrotto, crampi alla muscolatura, vampate di calore alternate a sensazioni di freddo e sudorazione.
L’abuso non si traduce automaticamente in questi effetti, in quanto le quantità che si possono consumare variano da persona a persona e gli effetti possono essere innescati dalla concomitanza di altri fattori, come quelli ambientali, caratteriali e psicologici. Esistono, però, dei casi di intolleranza e condizioni in cui il consumo di caffè deve essere limitato come in presenza di gastrite, ulcera peptica, enterite, colite, se si è soggetti a eccitabilità, crampi muscolari o a ipertiroidismo. Altre controindicazioni si possono presentare se si soffre di malattie del fegato e malattie croniche dei reni.

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