Caffè a casa: il dono di David

Quella del caffè è una storia affascinante e ricca di tante leggende. L’origine del suo nome è incerta: secondo alcuni deriverebbe dall’altopiano di Kaffa in Etiopia, la cui superficie è ricoperta dalla pianta di Coffea; altri fanno risalire il termine caffè dal turco Kahve, a sua volta proveniente dall'arabo Qahwa, che vuol dire bevanda vegetale.

Quel che è certo è che troviamo ampi riferimenti al caffè già in tempi molto antichi. Viene citato, per esempio, nel primo libro dei Re della Bibbia. David, infatti, porta come dono di conciliazione “dei grani abbrustoliti”, ovvero chicchi di caffè. Anche Maometto, colpito improvvisamente dalla malattia del sonno, sperimentò gli effetti benefici della bevanda: grazie alla pozione nera mandatagli da Allah tramite l’Arcangelo Gabriele, recuperò forza e salute e riuscì a “disarcionare quaranta cavalieri e soddisfare altrettante donne”.

A partire dal XIV secolo iniziano le prime testimonianze scientifiche sulle sue proprietà terapeutiche. Per esempio, Avicenna, grande medico arabo, la prescriveva come medicamento. Dal XVI secolo, grossi quantitativi iniziano a essere esportati in Occidente, ma per la grande richiesta e per le tasse che gravano sui prezzi, il caffè viene trapiantato anche in altre zone del mondo: gli olandesi lo coltivano a Giava, i francesi in Martinica e nelle Antille, inglesi, spagnoli e portoghesi in Africa, Asia e America. Infine, la diffusione del caffè in India la si deve a un pellegrino che, recatosi alla Mecca, ne trafugò sette semi.

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